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Infine, all’estremità orientale delle
Cinque Terre, in direzione di La Spezia,
sorge Riomaggiore, policromo scalo
cresciuto lungo i fianchi del tormentato
corso del Rio Major anche grazie
all’immigrazione di coloni provenienti
dalla Val di Vara e ormai possibilitati
a piantare viti e ulivi. La località è
fra l’altro il punto di partenza – o di
arrivo – della Via dell’Amore, una
passeggiata paradisiaca di circa 1
chilometro a picco sul mare, dalla
stazione ferroviaria sino a
Manarola. Il
richiamo agli innamorati si deve
curiosamente ad un articolo sul
“Corriere della Sera” del giornalista
Paolo Monelli, che notò la scritta Via
dell’Amore – di anonimo – sul magazzino
della dinamite con cui si erano scavate
le gallerie del treno. La trecentesca
parrocchiale intitolata a San Giovanni
Battista ha bel rosone sulla facciata e
– nell’interno a tre navate –
significative opere di Anton Maria
Maragliano e Domenico Fiasella.
Imperdibile la salita al santuario di
Montenero (antica parrocchiale di
Riomaggiore), a 340 metri sul livello
del mare, forse costruito da esuli greci
ed assai rimaneggiato, che sovrasta in
posizione scenografica l’aperto
paesaggio sottostante sino all’isola del
Tino e – con giornate di cielo limpido –
la Corsica. Infine, un percorso
realizzato dagli “anziani” del luogo,
dal litorale di
Riomaggiore s’arrampica
all’oasi botanica di Torre Guardiola.
Ovunque giungerai, ovunque approderai e
sosterai, le Cinque Terre ti proporranno
la loro identità più profonda, che il
tempo non ha scalfito, un quaderno di
suggestioni che attende anche le tue
parole, le tue interpretazioni, i tuoi
segni affettuosi. Anche le tavole dei
ristoranti e delle deliziose trattorie
officiano un rito festoso, con olio
intenso e vino profumato (assaggia anche
il raro Sciacchetrà passito, tanto caro
a Francesco Petrarca, Gabriele
d’Annunzio, Giovanni Pascoli), con le
acciughe, con fichi e limoni… E con
alcune ricette che raccontano la storia
anche economica del territorio, su tutte
il cappon magro (eccezionale mosaico di
pesce, crostacei, verdure…), la mesciùa
(sapida zuppa di legumi e cereali), lo
scabeccio (pesce fritto ammollato
nell’aceto e custodito in arbanelle), la
torta di riso rossa coi funghi porcini,
il tegame di muscoli ripieni, le orate
al cartoccio o al sale. |